NUOVO QUARTETTO VOCALE FIORENTINO Canti Tradizionali Toscani CD 1

Codice prodotto RM2004
Categoria CD
Marca Folk Note Records
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CD con Libretto di 32 Pagine - Data di Uscita: 2015 - Musica Popolare Toscana

Canti Lirici - Canti Narrativi Tragici

CD 1

Canti lirici

1 Peschi fiorenti (stornello)         3:43

2 Quando nasceste voi (stornello)  3:28

3 Giovanottino mi piacete tanto (rispetto)  2:40

4 È l’undici di notte (serenata)   1:53

5 L’amore è come l’ellera (canzonetta)   2:40

6 O rondinella che passi tra i monti (canzonetta)  2:17

7 Mamma, fammi la pappa (canzonetta)  3:32

8 E se nun son contenti quelli di casa (canzonetta)  2:22

9 Di nome si chiamava Veneranda (canzonetta)  2:02

10 La Biritùllera (canzonetta)  2:36

11 Tira e molla (canzonetta)  2:22

12 Era di notte (canzonetta)   2:15

13 Contrasto fra un contadino e un fiorentino(ottava rima)  3:02

Canti narrativi tragici

14 Donna lombarda  4:14

15 Quando Logiardo gli andette per la sposa  4:11

16 In do’ stetti iersera  3:39

17 La Lea 3:27

18 Chi è che bussa  4:26

19 O barbiera   4:22

20 Sotto il ponte della Siera    4:05

21 O Fedora   2:54

22 Il popol di Bagnina  3:34


CANTI TRADIZIONALI TOSCANI – CD 1

I canti che vengono presentati nei tre CD appartengono, con i racconti le fiabe i proverbi, alle forme orali della Cultura tradizionale comunitaria, così come le musiche strumentali, i balli, il teatro, i riti e le feste appartengono alle forme esecutivo-rappresentative di essa.

Nei canti poesia e musica, logos e melos, sono entrambi presenti a costituire una struttura unitaria caratterizzata da una relativa semplicità di forme sia dei testi che della musica.

Di alcuni temi generali dei testi poetici - la guerra, il valore, l’onore, il tradimento, la vendetta, il ritorno, l’amore, l’odio, l’abbandono, le nozze, la famiglia, la nascita, il lavoro - si può trovare riscontro nei miti, leggende e storie tramandateci dal passato, anche da quello molto lontano, ai limiti dell’arcaico.

Tuttavia ogni singolo canto, se anche in esso affiora uno o più d’uno dei temi ancestrali sopraindicati, si riferisce di norma ad un determinato episodio, descrive una specifica vicenda o un preciso stato d’animo. E ogni singolo canto ha avuto un suo autore il cui nome si è perduto nel tempo, autore che era un giullare, o un cantastorie o un poeta semicolto, probabilmente in movimento fra luoghi e città diverse.

Le comunità rurali, che un tempo costituivano la maggioranza della popolazione di una regione o di uno stato, sono state il pubblico che ha ascoltato i canti, che li ha imparati, recepiti e fatti cosa propria e li ha nel corso del tempo trasmessi oralmente da un individuo all’altro in quanto divenuti parte delle tradizioni della comunità.

In tale processo i canti hanno subito una continua elaborazione e si sono formate numerose varianti dei testi (dialetti diversi, lingue diverse, variazioni di parole o frasi, diverso svolgimento dell’azione) e delle melodie: gli esiti delle evoluzioni e trasformazioni dei canti nel tempo sono quelli che al giorno d’oggi ci restano in eredità.

Tale eredità va però via via erodendosi in quanto la consuetudine e l’uso dei canti tradizionali nel lavoro, nelle veglie, nel tempo libero è verso un progressivo disuso e al giorno d’oggi sono poche persone anziane di aree decentrate, specialmente contadine e montane, a conservare il ricordo di essi, soppiantati dalla generalizzazione della cultura scritta e dei “mass media” (radio, cinema, televisione, giornali e riviste) di informazione e di divertimento.

Lo studio dei canti di tradizione orale è iniziato nell’Ottocento con le prime raccolte scritte comparse verso la metà del secolo ed ha avuto in Italia illustri studiosi quali Niccolò Tommaseo, Giuseppe Tigri, Costantino Nigra, Giuseppe Ferraro, Alessandro D’Ancona ed è proseguito  nel Novecento con Giuseppe Pitrè, Giovanni Giannini, Michele Barbi, Francesco Balilla Pratella, Giuseppe Cocchiara, Paolo Toschi, Ernesto De Martino, Vittorio Santoli e, più recentemente Pier Paolo Pasolini, Roberto Leydi, Giuseppe Vettori, Diego Carpitella, Paolo Bon, Angelo Agazzani e molti altri.

Un grande aiuto agli studiosi è venuto, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, dal magnetofono che, consentendo una registrazione immediata dei canti su nastri e cassette, ha permesso di trascrivere fedelmente e comodamente testi e musica, quest’ultima spesso ignorata o trascurata dai primi studiosi. Oggi poi con i videoregistratori le possibilità di ripresa e memorizzazione si sono ulteriormente perfezionate. Si sono così costituiti in Italia centri per la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari dove, oltre al materiale bibliografico, si trovano ampie raccolte di registrazioni e di dischi: tali sono la Discoteca di Stato con il suo Archivio etnico linguistico musicale, il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (CNSMP), L’Istituto Ernesto De Martino un tempo a Milano, ora a Sesto Fiorentino e molte altre raccolte pubbliche e private.

1°) – Canti lirici – Comprendono gli stornelli, i rispetti, le serenate, le canzonette, le ottave.

Hanno di solito tema amoroso nei vari aspetti di gioia o pena, speranza o disperazione, esaltazione o disprezzo; fanno eccezione le ottave che hanno temi vari.

Gli stornelli e i rispetti sono formati da un’unica strofa (canti lirici monostrofici); le serenate, le canzonette, le ottave sono invece polistrofiche.

Lo stornello ha due forme principali: la prima è di tre endecasillabi di cui il primo e l’ultimo rimanti o assonanti, il centrale con consonanza atona e di solito ripetuto; la seconda forma è costituita da un quinario iniziale e da due endecasillabi successivi, con rime, assonanze e ripetizioni analoghi a quelle della prima forma. Talora a queste che potremmo chiamare strofe segue un breve ritornello o “rifiorita”, solitamente di 2 o 3 versi, cantato dal coro alla fine di ogni strofa. Gli stornelli, così denominati perché cantati nelle campagne “a storno” da un poggio all’altro (Neretti), possono prendere il carattere di dialogo o di sfida a botta e risposta fra uomo e donna. Dal lato musicale gli stornelli sono solitamente in modo maggiore e in tempo pari (4/4) ma non manca qualche esempio in tempo composto (6/8).

I rispetti sono costituiti da ottave di endecasillabi a rima ABABCCDD. Il loro nome deriva (B. Croce) dal sentimento di riverenza del cantore nei confronti dell’oggetto amato. La provenienza è dall’ottava trecentesca siciliana. Dal lato musicale i rispetti si presentano normalmente in modo maggiore e in tempo composto (6/8); la melodia è di solito differenziata fra le due quartine che li compongono.

Le serenate e canzonette hanno struttura polistrofica e in buona parte sono costituite da quartine di endecasillabi a rima alterna (ABAB) ed hanno quasi sempre un ritornello o “rifiorita” che è a sua volta una quartina di settenari o quinari a rima varia. Dal lato musicale serenate e canzonette presentano una prevalenza del doppio di ritmi ternari (3/4, 6/8) sul ritmo binario (4/4) e una netta maggioranza del modo maggiore; qualche brano è in modo minore nella strofa e maggiore nel ritornello.

Le ottave sono strutturate in endecasillabi a rima ABABABCC. Sono anch’esse polistrofiche ma hanno la particolarità di essere incatenate dalla rima fra l’ultimo verso di ogni strofa e il primo verso della strofa successiva (ABABABCC, CDCDCDEE, EFEFEFGG ecc.). Altra loro particolarità è quella di essere cantate a tutt’oggi da due o più poeti improvvisatori, i “bernescanti”, in accademie o gare di poesia nelle quali il pubblico solitamente detta loro il tema a carattere famigliare o sociale o politico, o religioso o d’occasione da sviluppare in poesia e dove i poeti, che hanno ruoli contrapposti (contadino e cittadino, suocera e nuora, comunista e liberale, ecc.), si alternano ad improvvisare una strofa dopo l’altra. La struttura musicale delle ottave è in modo minore e in tempo pari e lo stesso schema ritmico-melodico viene utilizzato con minime varianti dalla maggior parte dei cantori.

 2°) – Canti narrativi – Detti anche canti epico-lirici o ballate. Sono formati da più strofe a struttura varia (prevalentemente quartine di settenari, ma anche di quinari, senari, ottonari, novenari, decasillabi), di solito con due versi piani e due tronchi, ciò che ne testimonia l’origine settentrionale. I versi hanno varia rima o assonanza e le strofe sono spesso complicate dalla ripetizione di versi o emistichi o dalla interpolazione di parole onomatopeiche  o frasi senza connessione di senso col testo.

Narrano fatti storici, casi romanzeschi o leggendari, più spesso tragici, ma non mancano le storie a lieto fine. I più antichi riflettono la società feudale e cavalleresca, i più recenti, espressione della realtà borghese e popolare, sono canti di cantastorie dei quali è stata fatta spesso un’edizione a stampa, i cosiddetti “fogli volanti” venduti nelle piazze.

Dal punto di vista musicale il modo maggiore ha una certa prevalenza sul minore se si considerano i canti narrativi nel loro complesso. Tale prevalenza diventa però più marcata nei canti narrativi lieti, mentre in quelli tragici le cose si invertono e il modo minore prevale chiaramente.

Forme particolari di canto narrativo sono le storie in ottava rima, pervenuteci sia dai secoli passati che da poeti più recenti: le prime sono una sorta di poemi in versi (ad es. la storia di Pia de’ Tolomei), quasi una versione ridotta dei grandi poemi cavallereschi del Tasso e dell’Ariosto, i secondi storie di banditi e di carcere, di efferati delitti familiari, qualche volta episodi comici di vita contadina

NUOVO QUARTETTO VOCALE FIORENTINO diretto da Claudio Malcapi

Enrico Vannucci tenore I

Cesare Cristofolini tenore II

Renato Galasso baritono 

Giulio Pacifici basso

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