NUOVO QUARTETTO VOCALE FIORENTINO Canti Tradizionali Toscani CD 2

Codice prodotto RM2003
Categoria CD
Marca Folk Note Records
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CD con Libretto di 32 Pagine - Data di Uscita: 2015 - Musica Popolare Toscana

Canti Narrativi Lieti - di Lavoro - Religiosi - Iterativi

CD 2

Canti narrativi lieti

1 La Dea fa ‘l bucato      2:49

2 Andando a spasso per la Maremma   2:37

3 Pellegrin che vien da Roma   1:56        

4 Pellegrino che viene di Francia   2:40

5 Ell’eran tre sorelle  3:24

6 O Pinotta    2:06

7 Marcellina giù per le scale  2:17

8 Donzella va alla guerra   3:36

9 Cosa piangi, mia cara Emma   3:49

10 La mamma di Rosina era gelosa  2:44

11 Svégliati, Ugenia  2:28

12 Quando arrivai per maritarmi   1:47

Canti di lavoro

13 Arrotino!  2:24

14 Maremma amara  2:37

15 Dove tu te ne vai, bel pecoraro  3:15

Canti religiosi

16 Maria lavava  3:48

Canti iterativi

17 Verrà quel dì di lune   4:19

18 Stamattina so’ anda’ a i’ merca’   2:35


CANTI TRADIZIONALI TOSCANI – CD 2

I canti che vengono presentati nei tre CD appartengono, con i racconti le fiabe i proverbi, alle forme orali della Cultura tradizionale comunitaria, così come le musiche strumentali, i balli, il teatro, i riti e le feste appartengono alle forme esecutivo-rappresentative di essa.

Nei canti poesia e musica, logos e melos, sono entrambi presenti a costituire una struttura unitaria caratterizzata da una relativa semplicità di forme sia dei testi che della musica.

Di alcuni temi generali dei testi poetici - la guerra, il valore, l’onore, il tradimento, la vendetta, il ritorno, l’amore, l’odio, l’abbandono, le nozze, la famiglia, la nascita, il lavoro - si può trovare riscontro nei miti, leggende e storie tramandateci dal passato, anche da quello molto lontano, ai limiti dell’arcaico.

Tuttavia ogni singolo canto, se anche in esso affiora uno o più d’uno dei temi ancestrali sopraindicati, si riferisce di norma ad un determinato episodio, descrive una specifica vicenda o un preciso stato d’animo. E ogni singolo canto ha avuto un suo autore il cui nome si è perduto nel tempo, autore che era un giullare, o un cantastorie o un poeta semicolto, probabilmente in movimento fra luoghi e città diverse.

Le comunità rurali, che un tempo costituivano la maggioranza della popolazione di una regione o di uno stato, sono state il pubblico che ha ascoltato i canti, che li ha imparati, recepiti e fatti cosa propria e li ha nel corso del tempo trasmessi oralmente da un individuo all’altro in quanto divenuti parte delle tradizioni della comunità.

In tale processo i canti hanno subito una continua elaborazione e si sono formate numerose varianti dei testi (dialetti diversi, lingue diverse, variazioni di parole o frasi, diverso svolgimento dell’azione) e delle melodie: gli esiti delle evoluzioni e trasformazioni dei canti nel tempo sono quelli che al giorno d’oggi ci restano in eredità.

Tale eredità va però via via erodendosi in quanto la consuetudine e l’uso dei canti tradizionali nel lavoro, nelle veglie, nel tempo libero è verso un progressivo disuso e al giorno d’oggi sono poche persone anziane di aree decentrate, specialmente contadine e montane, a conservare il ricordo di essi, soppiantati dalla generalizzazione della cultura scritta e dei “mass media” (radio, cinema, televisione, giornali e riviste) di informazione e di divertimento.

Lo studio dei canti di tradizione orale è iniziato nell’Ottocento con le prime raccolte scritte comparse verso la metà del secolo ed ha avuto in Italia illustri studiosi quali Niccolò Tommaseo, Giuseppe Tigri, Costantino Nigra, Giuseppe Ferraro, Alessandro D’Ancona ed è proseguito  nel Novecento con Giuseppe Pitrè, Giovanni Giannini, Michele Barbi, Francesco Balilla Pratella, Giuseppe Cocchiara, Paolo Toschi, Ernesto De Martino, Vittorio Santoli e, più recentemente Pier Paolo Pasolini, Roberto Leydi, Giuseppe Vettori, Diego Carpitella, Paolo Bon, Angelo Agazzani e molti altri.

Un grande aiuto agli studiosi è venuto, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, dal magnetofono che, consentendo una registrazione immediata dei canti su nastri e cassette, ha permesso di trascrivere fedelmente e comodamente testi e musica, quest’ultima spesso ignorata o trascurata dai primi studiosi. Oggi poi con i videoregistratori le possibilità di ripresa e memorizzazione si sono ulteriormente perfezionate. Si sono così costituiti in Italia centri per la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari dove, oltre al materiale bibliografico, si trovano ampie raccolte di registrazioni e di dischi: tali sono la Discoteca di Stato con il suo Archivio etnico linguistico musicale, il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (CNSMP), L’Istituto Ernesto De Martino un tempo a Milano, ora a Sesto Fiorentino e molte altre raccolte pubbliche e private.

1°) – Canti narrativi – Detti anche canti epico-lirici o ballate. Sono formati da più strofe a struttura varia (prevalentemente quartine di settenari, ma anche di quinari, senari, ottonari, novenari, decasillabi), di solito con due versi piani e due tronchi, ciò che ne testimonia l’origine settentrionale. I versi hanno varia rima o assonanza e le strofe sono spesso complicate dalla ripetizione di versi o emistichi o dalla interpolazione di parole onomatopeiche  o frasi senza connessione di senso col testo.

Narrano fatti storici, casi romanzeschi o leggendari, più spesso tragici, ma non mancano le storie a lieto fine. I più antichi riflettono la società feudale e cavalleresca, i più recenti, espressione della realtà borghese e popolare, sono canti di cantastorie dei quali è stata fatta spesso un’edizione a stampa, i cosiddetti “fogli volanti” venduti nelle piazze.

Dal punto di vista musicale il modo maggiore ha una certa prevalenza sul minore se si considerano i canti narrativi nel loro complesso. Tale prevalenza diventa però più marcata nei canti narrativi lieti, mentre in quelli tragici le cose si invertono e il modo minore prevale chiaramente.

Forme particolari di canto narrativo sono le storie in ottava rima, pervenuteci sia dai secoli passati che da poeti più recenti: le prime sono una sorta di poemi in versi (ad es. la storia di Pia de’ Tolomei), quasi una versione ridotta dei grandi poemi cavallereschi del Tasso e dell’Ariosto, i secondi storie di banditi e di carcere, di efferati delitti familiari, qualche volta episodi comici di vita contadina.

2°) – Canti enumerativi – Sono basati sulla enumerazione di un elemento – i giorni della settimana, le donne delle regioni italiane, ecc.-  che è l’unica variante di strofe per il restante uguali. Ne esiste un tipo   più semplice in cui si ha la sola  enumerazione progressiva dell’elemento che cambia, e uno più complesso in cui per ogni strofa si ha, oltre alla enumerazione, anche una ricapitolazione rovesciata degli elementi variabili: i primi si possono definire in senso stretto canti enumerativi, i secondi canti enumerativo-ricapitolativi.

Per quanto gli argomenti siano spesso allegri o buffi, tuttavia si piò riconoscere in molti di essi un intento pedagogico: insegnare i giorni della settimana, le regioni italiane, ecc.

3°) – Canti religiosi - Hanno per tema preghiere o invocazioni, episodi dei Vangeli, leggende agiografiche ed edificanti. Spesso in essi non c’è misticismo e trascendenza, mentre risaltano gli aspetti umani, terreni delle vicende del Vangelo. La musica dei canti religiosi si presenta prevalentemente in modo minore, mentre il tempo è pariteticamente suddiviso fra brani a tempi pari (4/4) e ternari (3/4, 6/8).

4°) – Canti di lavoro – Possono avere sia un significato funzionale diretto, ad esempio i “gridi”, i “richiami”, i “ritmi” che servono a richiamare l’attenzione o a dare il ritmo di lavoro, oppure i canti delle mondine, dei pastori, i canti di artigiani ambulanti come gli arrotini, gli spazzacamino, i canti dei carrettieri, i canti dei marinai, tutti cantati durante il lavoro. Oppure possono avere per tema il lavoro, spesso sconfinando in altri gruppi quali i canti sociali, i canti di protesta, ecc.

Dal lato musicale nei canti di lavoro, che sono strutturati in strofe raramente col ritornello, si rileva netta prevalenza del modo maggiore e del tempo ternario composto (6/8).

NUOVO QUARTETTO VOCALE FIORENTINO diretto da Claudio Malcapi

Enrico Vannucci tenore I

Cesare Cristofolini tenore II

Renato Galasso baritono 

Giulio Pacifici basso

 


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