NUOVO QUARTETTO VOCALE FIORENTINO Canti Tradizionali Toscani CD 3

Codice prodotto RM2002
Categoria CD
Marca Folk Note Records
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CD con Libretto di 32 Pagine - Data di Uscita: 2015 - Musica Popolare Toscana

Canti Infantili - Rituali e di Questua - Sociali, di Prigionia - Militari e di Guerra - Zinganette - a Ballo - D'Osteria

CD 3

Canti infantili

1 Fate la nanna, coscine di pollo (ninna nanna)    2:40

2 L’uccellino quando imbruna (ninna nanna)   2:14

3 Il pecoraio (ninna nanna)     2:00

4 La santa Caterina (canto di gioco)    3:51

5 Grillo bel grillo (canto di gioco)     2:44

6 Tre tamburini belli (canto di gioco)  2:01

Canti rituali e di questua

7 Grano, grano non carbonchiare (canto rituale)   1:28

8 Maggio della primavera (canto di questua)    3:42

Canti politici, sociali, di carcere, militari, di guerra

9 Il lamento del contadino (canto sociale)    1:52

10 Per un’ingrata femmina (canto di carcere)    3:31

11 O rondinella che libere l’ali (canto militare)     2:18

12 Bersaglierino dalle penne nere (canto di guerra)    1:42

Zinganette

13 Bista vol essere sposo    3:18

14 O poveri soldati     3:45

Canti a ballo

15 Levatevi da i’ sonno, briaconi (trescone)  1:59

Canti d’osteria

16 Uccellino, mio bell’uccellin (canto licenzioso)  2:48

17 Bevi, bevi compagno (bàcchica)   1:39


CANTI TRADIZIONALI TOSCANI – CD 3

I canti che vengono presentati nei tre CD appartengono, con i racconti le fiabe i proverbi, alle forme orali della Cultura tradizionale comunitaria, così come le musiche strumentali, i balli, il teatro, i riti e le feste appartengono alle forme esecutivo-rappresentative di essa.

Nei canti poesia e musica, logos e melos, sono entrambi presenti a costituire una struttura unitaria caratterizzata da una relativa semplicità di forme sia dei testi che della musica.

Di alcuni temi generali dei testi poetici - la guerra, il valore, l’onore, il tradimento, la vendetta, il ritorno, l’amore, l’odio, l’abbandono, le nozze, la famiglia, la nascita, il lavoro - si può trovare riscontro nei miti, leggende e storie tramandateci dal passato, anche da quello molto lontano, ai limiti dell’arcaico.

Tuttavia ogni singolo canto, se anche in esso affiora uno o più d’uno dei temi ancestrali sopraindicati, si riferisce di norma ad un determinato episodio, descrive una specifica vicenda o un preciso stato d’animo. E ogni singolo canto ha avuto un suo autore il cui nome si è perduto nel tempo, autore che era un giullare, o un cantastorie o un poeta semicolto, probabilmente in movimento fra luoghi e città diverse.

Le comunità rurali, che un tempo costituivano la maggioranza della popolazione di una regione o di uno stato, sono state il pubblico che ha ascoltato i canti, che li ha imparati, recepiti e fatti cosa propria e li ha nel corso del tempo trasmessi oralmente da un individuo all’altro in quanto divenuti parte delle tradizioni della comunità.

In tale processo i canti hanno subito una continua elaborazione e si sono formate numerose varianti dei testi (dialetti diversi, lingue diverse, variazioni di parole o frasi, diverso svolgimento dell’azione) e delle melodie: gli esiti delle evoluzioni e trasformazioni dei canti nel tempo sono quelli che al giorno d’oggi ci restano in eredità.

Tale eredità va però via via erodendosi in quanto la consuetudine e l’uso dei canti tradizionali nel lavoro, nelle veglie, nel tempo libero è verso un progressivo disuso e al giorno d’oggi sono poche persone anziane di aree decentrate, specialmente contadine e montane, a conservare il ricordo di essi, soppiantati dalla generalizzazione della cultura scritta e dei “mass media” (radio, cinema, televisione, giornali e riviste) di informazione e di divertimento.

Lo studio dei canti di tradizione orale è iniziato nell’Ottocento con le prime raccolte scritte comparse verso la metà del secolo ed ha avuto in Italia illustri studiosi quali Niccolò Tommaseo, Giuseppe Tigri, Costantino Nigra, Giuseppe Ferraro, Alessandro D’Ancona ed è proseguito  nel Novecento con Giuseppe Pitrè, Giovanni Giannini, Michele Barbi, Francesco Balilla Pratella, Giuseppe Cocchiara, Paolo Toschi, Ernesto De Martino, Vittorio Santoli e, più recentemente Pier Paolo Pasolini, Roberto Leydi, Giuseppe Vettori, Diego Carpitella, Paolo Bon, Angelo Agazzani e molti altri.

Un grande aiuto agli studiosi è venuto, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, dal magnetofono che, consentendo una registrazione immediata dei canti su nastri e cassette, ha permesso di trascrivere fedelmente e comodamente testi e musica, quest’ultima spesso ignorata o trascurata dai primi studiosi. Oggi poi con i videoregistratori le possibilità di ripresa e memorizzazione si sono ulteriormente perfezionate. Si sono così costituiti in Italia centri per la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari dove, oltre al materiale bibliografico, si trovano ampie raccolte di registrazioni e di dischi: tali sono la Discoteca di Stato con il suo Archivio etnico linguistico musicale, il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (CNSMP), L’Istituto Ernesto De Martino un tempo a Milano, ora a Sesto Fiorentino e molte altre raccolte pubbliche e private.

1°) – Canti infantili – Possono essere:  dell’infanzia, cantati dai bimbi,  ossia conte, filastrocche, cantilene, indovinelli, canti di gioco, spesso accompagnati da gesti, movimenti, azioni singole o collettive; per l’infanzia, cantati dai parenti ai bimbi, ossia ninne-nanne, filastrocche, cantilene, indovinelli, novellette (queste ultime sono spesso canti narrativi degradatisi nel tempo).

Per quanto riguarda la musica prevale il modo minore per le ninne nanne e il maggiore per le filastrocche e cantilene, e per tutte il tempo cullante del 6/8; nei canti da gioco la musica segue i parametri già indicati per i canti narrativi (modo maggiore e tempi pari prevalenti).

2°) – Canti a ballo – Sono canti da eseguirsi danzando, di solito con accompagnamento di strumenti popolari quali l’organetto, la chitarra, il mandolino, il tamburello, le nacchere. In Toscana il più noto dei balli popolari è il “trescone”. Musicalmente il trescone, che quando è cantato è strutturato in strofe con ritornello, è in modo maggiore e in tempo composto (6/8).

3°) – Canti di questua – Sono cantati da gruppi di persone che in particolari occasioni – capodanno, epifania (“befanate”), mese di maggio (“maggi lirici”) – si recano di casa in casa e, dopo i saluti e gli auguri, chiedono doni. Di solito si tratta di collage di vari tipi di canto (ottava, canzonette, ecc.)

4°) – Canti rituali – Sono legati e riti e tradizioni che derivano da pratiche magiche e propiziatorie o addirittura da antichissimi riti pagani (ad esempio il “far lume al grano” con fiaccole nelle campagne toscane nell’ultima sera di carnevale, per proteggere il grano dal “carbonchio”). In tale brano, che ha carattere strofico, la musica è in modo maggiore e tempo composto (6/8).

5°) – Canti di lavoro – Possono avere sia un significato funzionale diretto, ad esempio i “gridi”, i “richiami”, i “ritmi” che servono a richiamare l’attenzione o a dare il ritmo di lavoro, oppure i canti delle mondine, dei pastori, i canti di artigiani ambulanti come gli arrotini, gli spazzacamino, i canti dei carrettieri, i canti dei marinai, tutti cantati durante il lavoro. Oppure possono avere per tema il lavoro, spesso sconfinando in altri gruppi quali i canti sociali, i canti di protesta, ecc.

Dal lato musicale nei canti di lavoro, che sono strutturati in strofe raramente col ritornello, si rileva netta prevalenza del modo maggiore e del tempo ternario composto (6/8).

6°) – Canti politici, sociali, di carcere, militari, di guerra – Svolgono in varia forma il tema che è nella loro denominazione. Sono questi in pratica, oltre alle ottave dei “bernescanti”, gli unici canti popolari tuttora creati da qualche poeta-cantore, magari usufruendo di una melodia preesistente, in occasione di lotte politiche o sindacali o episodi di guerra o guerriglia. Sono canti strofici con struttura dei testi e della musica assai vari.

7°) – Canti d’osteria – Hanno di solito tema ed atmosfera allegri o satirici, talora con ammiccamenti licenziosi, ed hanno forma varia.  Ad essi appartengono buona parte dei “canti enumerativi”, le “bacchiche” intonate durante i brindisi, i “contrasti”, le “ottave”, alcune “storie”, ecc. Dal lato musicale nelle bacchiche il modo è solitamente il maggiore e il tempo i 6/8. Negli altri brani la struttura strofica e musicale può essere assai varia.

8°) – Zinganette – Caratteristiche della Toscana, hanno struttura di quartine di tre settenari e un quinario, con rima fra i due versi centrali e fra  il quinario  e il primo settenario della strofa successiva, così da crearsi un concatenamento fra le varie strofe (ABBc, CDDe, EFFg, ecc.). Derivano il loro nome dal fatto che inizialmente cantavano le arti della zingara nelle rappresentazioni teatrali tradizionali del “Sega la vecchia”: poi il nome è rimasto ai canti che hanno mantenuto la struttura descritta sopra, pur variando il contenuto che può essere religioso, lirico, drammatico, occasionale. Per quanto riguarda i loro caratteri musicali le zinganette propendono per il modo minore, mentre il ritmo può essere sia binario che ternario.

NUOVO QUARTETTO VOCALE FIORENTINO diretto da Claudio Malcapi

Enrico Vannucci tenore I

Cesare Cristofolini tenore II

Renato Galasso baritono 

Giulio Pacifici basso

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