TERRASONORA - Si' vo' Ddio

Codice prodotto RMR-137
Categoria CD
Marca RadiciMusic Records
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1. Alli uno
2. Statt’attiento
3. Si’ vo’ Ddio
4. Guardame
5. Votta Votta
6. Bona Jurnata
7. Nun ‘o ssaje
8. ‘O Katanga
9. ‘Na parola ‘e cchiu’
10. Angulanum

 

DALLA TRADIZIONE CAMPANA MUSICA NUOVA.
I Terrasonora sono un gruppo di folk contemporaneo. Si
ispirano alla tradizione Campana, ma ne rielaborano
forme e contenuti in una chiave di lettura più attuale con
l’intento di inserirsi nel solco della tradizione per rinnovarne
il potenziale espressivo. Raccontano storie usando
la lingua del popolo - il dialetto - dall’inequivocabile e
immediato potere comunicativo. Vi è un costante riferimento
ai ritmi della loro terra (tammurriata e tarantella)
e agli strumenti (tammorra, tamburello, ciaramella) di
origine popolare, il tutto sapientemente mescolato a
ritmi, strumenti e linguaggi di altre culture.


. CD audio con 10 brani
. Durata 39:37
. libretto 28 pagine a colori con foto e testi dei brani
. testi in dialetto napoletano
. traduzione dei testi in italiano e inglese
. Progetto grafico RadiciMusic
. Digipack 3 ante in carta pregiata
Testo e Musica: Pasquale Ziccardi e Gennaro Esposito
Arrangiamenti: Pasquale Ziccardi
Direzione Artistica: Raffaele Esposito


I Terrasonora sono un gruppo di folk contemporaneo. La loro musica si ispira a quella della
tradizione Campana ma ne rielabora forme e contenuti in una chiave di lettura più attuale,
infatti il loro intento è quello di inserirsi nel solco della tradizione per mutuarne il linguaggio
e rinnovarlo per ampliarne il potenziale espressivo. Raccontano storie legate al loro vissuto,
alle loro origini, al contesto sociale, usando la lingua del popolo - il dialetto - dall’inequivocabile
e immediato potere comunicativo. Vi è un costante riferimento ai ritmi della loro terra
(tammurriata e tarantella) e agli strumenti (tammorra, tamburello, ciaramella) di origine
popolare, il tutto sapientemente mescolato a ritmi, strumenti e linguaggi di altre culture.
Qualcuno ha scritto che “noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte
per andare altrove”. Sarà pure una direzione ostinata, ma è volgendo lo
sguardo verso l’ “altrove” che ci riappropriamo delle nostre “radici”.
La musica ci mette lo zampino e ci convince che far dialogare lo spirito
dei popoli sia uno dei miracoli più sorprendenti della vita: l’ho
visto con i miei occhi a New Orleans come a Belgrado, a Lisbona
come a Napoli. Tutte le volte che ritorno nel mio Sud, sono le sonorità
a restituire riconoscibilità ai luoghi che mi hanno allevato.
Il folk dei Terrasonora indica la via verso casa e allo stesso tempo
accorcia le distanze tra la libertà dell’altrove e la possessività delle
radici.
All’ombra del Vesuvio non accadeva da parecchio, forse dai tempi in
cui la finezza intellettuale di Roberto De Simone facesse scintilla con la
Nuova Compagnia di Canto Popolare. Pochi giorni prima di volare tra le stelle, in un camerino
di un teatro di periferia, Concetta Barra mi rivelò l’ultima profezia: “Il folk ci salverà
soltanto se sarà ramingo tra i giovani”. Può darsi che gli dei ci abbiamo messo del loro, ma
finalmente il repertorio musicale dei Terrasonora conquista le nuove generazioni sulla strada
maestra verso il futuro. Basta con il sovrappeso della nostalgia che imprigiona il passato;
basta con il separatismo che sottomette la periferia al dispotismo della metropoli; basta
con i cliché che condannano Napoli a terra desolata sommersa dalla monnezza e abitata
dai mostri di Gomorra; basta con l’inquinamento subculturale della canzonetta neomelodica.
Una riflessione musicata o una pizzicata romantica dei Terrasonora rappresentano il valore
aggiunto che aspettavamo, perché scuotono la nostra coscienza collettiva e ci svincolano
dallo scetticismo di chi voleva convincerci che una composizione dal sapore artigianale non
potesse spiccare il volo. Il tempo ci ha dimostrato il contrario e, ascoltando i Terrasonora
nei luoghi più disparati – dalle valli del Nord Italia alle passeggiate della riviera romagnola,
dal cuore di Sofia ad uno scantinato alla periferia di Napoli – abbiamo avuto il privilegio di
assistere ad una metamorfosi che dirotta la band verso un folk più maturo. Una crescita
che ci permette di ribaltare la citazione iniziale come segue: “Napoli ha le radici, non le
gambe, e le radici sono fatte per guardare altrove”.
Rosario Pipolo giornalista e blogger

 

Un canto che viene dalla terra, quella terra che fu degli Ausoni, poi degli Osci e poi ancora
divenne gioiello incastonato in quella meraviglia che era la Campania Felix Romana. Come
una Venere vestita di stracci, quella stessa terra, che ai nostri occhi appare dalla bellezza
sfregiata e violata, torna a far levare alto il suo canto di rabbia, di denuncia, ma anche di
speranza e di desiderio di cambiare. Interpreti, i Terrasonora, gruppo dalla pregevolissima
cifra artistica, che seguendo un particolare percorso di ricerca attraverso le fonti della musica
tradizionale campana, è riuscito a raccogliere l’eredità dei canti orali e di lavoro delle
zone rurali dell’entroterra, ed annullando ogni coordinata temporale ha riannodato i legami
con una tradizione che va via via scomparendo, fino a diventarne loro stessi parte integrante.
Se con Core e Tamburo avevamo avuto la certezza di avere di fronte un gruppo in grado di
suonare tradizionale senza fare musica di riproposta, con questo nuovo disco si percepisce
chiaramente come le loro composizioni originali nascano da un dialogo continuo con le radici,
da un confronto che diventa una rara occasione per immergersi e lasciarsi trasportare
in volo dai suoni e dalle voci di quella Campania Felix, che oggi vuole tornare a vivere.
Niente, insomma, che abbia a che vedere tanto con gli stereotipi musicali della napoletanità
quanto con quei gruppuscoli tammorradipendenti che imparati quattro canti tradizionali al
quinto cominciano a perdere colpi. Ogni nota, ogni tessitura musicale, ogni canto, dei Terrasonora
nasce da un lavoro rigoroso sulle strutture musicali, sulle armonie, sugli arrangiamenti,
niente è lasciato al caso, e la prova di ciò è data anche dai loro concerti, nei quali
è possibile cogliere sempre quel guizzo, quella capacità di saper creare in ogni momento,
quella sorprendente carica tutta parteneopea di essere geniali e allo stesso tempo di incantare.
Così forse, anche grazie alla musica dei Terrasonora la Campania tornerà ad essere Felix.
Salvatore Esposito - Direttore di www.blogfoolk.com

 

 

MUSICISTI E STRUMENTI:
Giovanna Faraldo: Voce
Francesco Ferrara: Voce e Castagnette
Raffaele Esposito: Tastiere e Pianoforte
Fabio Soriano: Flauto Traverso, Clarinetto, Flauti Dolci,
Ciaramella, Flauto di Canna, Tromba De’ Zingari, Voce , Dan
Moi (Scacciapensieri Vietnamita), Tamburello, Canto Armonico
Antonio Esposito: Basso e Voce
Antonello Gajulli: Cassa, Tammorra, Hi-Hat, Sonagli e Piatti
Gennaro Esposito: Chitarre e Voce
Antonello Gajulli: Cassa, Djembè Con Spazzole, Tammorra, Hi-Hat, Shaker, Sonagli, Rullante, Timpano, Udu, Udu Drum, Piatti e voce


e con:
Pasquale Ziccardi: Chitarre, Bouzouki, Voce Recitante ed Effetti Voce
Michele Signore : Lira Pontiaca, Violino e Shaker
Peppe Copia: Chitarra Battente

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