MALANOVA - A testa o giocu

Codice prodotto RMR-135
Categoria CD
Marca RadiciMusic Records
Disponibilità si
Disponibilità altri pezzi previo ordine si

Segnala ad un amico

Altre domande ?

 
pin it

   

 

A testa ‘o giocu
Giocare il gioco affascinante e complicato che è la vita pensando che sono in troppi a pretendere di pensare per noi

 

1) Don Mico
2) E' Tuttu Veru N'e' Veru Nenti
3) Chinnicchinnacchi
4) Vinnigna
5) Fora Di Cca' Sia
6) Senza Soddi
7) Ninetta
8) Scinni Suli
9) Iacqua Frisca
10) Tutti Sannu A Virita'
11) Sempr'e' Cucuzza
12) Fuddittu
13) C'u' Po' Sapiri
14) Scuru

 

UN GIORNO SICILIANO RACCONTATO DAI MALANOVA.
Malanova è un progetto che tende principalmente alla salvaguardia
del dialetto del luogo di origine dei propri musicisti (la Valle del Mela
nel messinese) e degli strumenti della musica popolare siciliana.
L’idea di partenza è stata di proporre musiche e canti completamente
inediti, di nuova composizione, che avessero il fattor comune del dialetto
siciliano e degli strumenti musicali della tradizione popolare locale.
A testa ‘o giocu è il nuovo CD: “Giocare il gioco affascinante e
complicato che è la vita pensando che sono in troppi a pretendere di
pensare per noi”.


. CD audio con 14 brani
. Durata 51:37
. libretto 32 pagine a colori con foto e disegni
. testi in dialetto siciliano con traduzioni in italiano
. enanched CD: PDF del libretto in inglese
. Progetto grafico Pietro Pirrone
. Digipack 3 ante in carta pregiata
Musica e parole: Pietro Mendolia - Arrangiamenti: Malanova
E’ un progetto: Piccolo Laboratorio Etnico Malanova
Accanto ad ogni testo dei brani è presente un racconto di G. Chiara
Disegni di Marco Soldi

 

 

E’ TUTTU VERU N’E’ VERU NENTi (Giovanni Chiara)
Il paese si sveglia. Prende la luce dal cielo e dall’acqua del mare. Il risveglio avviene un poco sotto il livello del bon ton, sbadigliando. Gli sbadigli del paese
sono le persiane che si aprono o le tapparelle che si alzano. La persiana è poesia, rappresenta il vedo-non vedo che fa partecipare alla vita degli altri, mentre
la tapparella è praticità, la si può grigliare, ma vuoi mettere la differenza che passa fra sbirciare attraverso gli spiragli generosi e netti della persiana, che
profumano di polvere buona, e quelli stentati delle tapparelle, con le più moderne che puzzano di plastica.
Il paese si sveglia in un rumore di stoviglie, le posate che ritmano i riti della colazione contro chicchere
da sbeccare nell’ultima pretesa di un sonno sempre restio a lasciare il campo. Ma c’è chi è già
sveglio da un pezzo perché non si è ancora coricato, e del paese ha vegliato le luci dei fanali e quella di qualche
finestra insonne dal belvedere ineguagliabile che è il mare. Sono i pescatori, che vedono nascere l’alba e la bevono come fosse caffè bollente. La pesca è
disciplina lenta, educa all’attesa. I pescatori aspettano, aspettando fumano e parlano, e il parlare è fatto di parole, puoi usarne quante vuoi, ma devi anche
dare significato a ciò che dici. Allora nasce “il fatto”. Il fatto può essere banale, e perciò plausibile, ma le attese sono lunghe, e i fatti banali e perciò plausibili
occupano poco spazio.


Così nasce il fatto pesante, quello che riempie e che, se fosse piombo, tirerebbe verso i pesci la barca, che invece è nata perché succeda l’esatto viceversa. Il
fatto grande è grande di virtù sua, ma anche per la zavorra che è il bello di ogni racconto. Nasce sul mare, dal mare stesso, e si porta sopra la spiaggia,
si districa fra i vicoli, arriva al mercato del pesce. Là si amplifica. Il silenzio che l’ha generato viene annullato dalle grida dei banditori, in un grande rumore
di tante voci sovrapposte da ascoltare, ma anche da vedere, rumore di gesti e di colori, rumore di vita che fa vivere. Il fatto serpeggia sinuoso com’erano sinuose
la murene prima che venissero strappate all’acqua, e guizzante come i pesci, e mimetico e fascinoso come i polpi, in un avanzare e retrocedere da
granchio. In quel concerto di grida il fatto sta diventando altro, perché, è fatale, “cu ‘a cunta cci metti ‘a giunta”, chi racconta aggiunge sempre il sale della
propria fantasia. “E’ tuttu veru o n’è veru nenti?” verrebbe perciò da chiedersi, ascoltando il racconto di un fatto che ha perso gran parte dei ragionevoli contatti
con se stesso.

 

 

MUSICISTI E STRUMENTI:
STEFANO “BONNY” BONANNO - Basso - Contrabbasso
GIOVANNI RAGNO - Flauti etnici – Friscaletti siciliani – Ciaramella
Clarinetto – Chalumeàu
PEPPE BURRASCANO - Djembè – Tamburi – Darbuka – Voce
SABA - Voce e tamburello
PASQUALE MANNA - Fisarmonica
NUNZIATINA MANNINO - Flauto traverso – Flauto dolce
DAVIDE “DADO” CAMPAGNA - Tamburi a cornice – Caccamèlla - Percussioni
GABRIELLA “KENYA” FUGAZZOTTO - Violino
PIETRO MENDOLIA - Chitarre acustiche – Bouzouky - Laùd – Saz baglamà –
Mandola – Chitarra battente - Voce

Gli utenti registrati possono condividere la loro esperienza avuta con questo prodotto/servizio. Registrati per accedere a tutti i benefici riservati agli utenti registrati o clicca su login se sei già registrato.


Un eshop professionale completo a soli 49 euro l'anno con NewCart
Questo sito è presente su Offertissime.shop