PIVENELSACCO - Centorami

Codice prodotto RMR-134
Categoria CD
Marca RadiciMusic Records
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1. Ritrovo alla quercia dei cento rami: Giga piacentina
2. Spagnoletto I e II
3. Suite Corelli: Giga - Sarabanda - Gavotta
4. Edi beo thu - Regina dal ciel
5. Giga ferrarese
6. Pastorale
7. Italiana
8. Forlane - Frülane di Frassinoro e Felina
9. Corrente
10. Quando anderai in Maremma - Calderai
11. Bergamasca e Bergamasco
12. Suite di Pive
13. Commiato - Pastorale remix

 

 

Musiche colte e popolari per 8 pive emiliane.
La storia delle pivenelsacco comincia nel 2005 a nonantola, quando ci siamo ritrovati per pensare ad un gruppo costituito da
sole pive emiliane (otto pive) affiancate da una percussione che ci aiutasse a suonare insieme seguendo un tempo comune e a
non perderci lungo i sentieri della montagna sonora delle nostre cornamuse. si trattava anche di costruire insieme un’idea musicale
da perseguire. la nostra attenzione si è così indirizzata agli antichi balli staccati emiliani e ai repertori del tardo rinascimento
e del Barocco che si possono accostare ai balli tradizionali. Abbiamo quindi ripreso composizioni strumentali dei maggiori
autori del passato: giga, bergamasco, spagnoletto, piva e furlana.


. cD audio con 13 brani
. Durata 48:32
. libretto 20 pagine a colori con foto
. traduzione delle presentazioni e sunto dei brani in inglese
. progetto grafico radiciMusic
. Digipack 3 ante in carta pregiata
tutti i brani sono strumentali tranne la traccia 4 che ha un testo
in dialetto modenese tradotto da un testo tradizionale inglese antico
e la traccia 10 che è in italiano
- per finire, una traccia del cd remixata.
- in copertina fotografia di stanislao Farri (re) 1988


 

La storia delle Pivenelsacco comincia una sera di prima estate del 2005 a Nonantola,
quando ci siamo ritrovati per pensare ad un gruppo costituito da sole
pive emiliane affiancate da una percussione che ci aiutasse, soprattutto nei
primi tempi, a suonare insieme seguendo un tempo comune e a non perderci
lungo i sentieri della montagna sonora delle nostre cornamuse. Si trattava
anche di costruire insieme un repertorio, un’idea musicale da perseguire, data
la frattura che già da tempo si era creata fra noi e i vecchi suonatori, morti
ormai da tempo e che quindi non avevamo potuto conoscere e ascoltare.
La stessa piva è sopravvissuta miracolosamente a questa interruzione nella
trasmissione della cultura dello strumento, grazie al lavoro di pochi ricercatori
che, negli anni ’60 e ’70 del Novecento, hanno recuperato alcuni antichi strumenti
consentendo così l’inizio di un lavoro di studio e sperimentazione, che è
poi confluito nell’opera di alcuni artigiani. Fra questi occorre citare Franco Calanca,
costruttore dei nostri strumenti e fondamentale punto di riferimento sia
per la tecnica strumentale, che per la sua opera intorno ai repertori. La piva,
con il baghèt bergamasco e la müsa piacentina, è la cornamusa del nord Italia
che, a differenza delle altre due, non ha però testimonianze dirette intorno
allo stile, ai repertori, alle tecniche esecutive.


Ecco che per le Pivenelsacco si è aperto un ampio spazio di intervento e ricostruzione
a partire dalle peculiarità dello strumento e dalle scarse notizie a disposizione.
La nostra attenzione si è così indirizzata agli antichi balli staccati
emiliani e ai repertori del tardo Rinascimento e del Barocco che, in diversa misura,
si possono accostare ai balli tradizionali. Molti di questi balli, attraverso
lente evoluzioni da riti antichissimi, sono stati tramandati
e praticati a livello popolare, rifiorendo poi nelle
varie corti europee del Cinquecento, trasformati
in brani strumentali stilizzati, che non
erano quasi più danzati ma semplicemente
ascoltati.


Abbiamo quindi ripreso questa vicinanza che ritroviamo
immediata nei nomi dei balli e delle composizioni
strumentali dei maggiori autori del passato: giga,
bergamasco, spagnoletto, piva e furlana sono solo alcune delle associazioni
musicali possibili che qui abbiamo proposto.
Il territorio dissodato e pronto per nuove colture era a questo punto circoscritto.
Le percussioni si sono potute liberare dall’originaria funzione
di riferimento metronomico comune e dedicarsi ad ornare le musiche,
evidenziandone le potenzialità ritmiche. Le polifonie dei brani classici
hanno aperto inaspettati intrecci di voci con strumenti tutti rigorosamente all’unisono,
arricchendo anche alcuni dei balli tradizionali che appaiono così in
un’originale veste polifonica. L’inserimento di alcuni strumenti e del canto, con
la collaborazione di due preziosi ospiti, hanno insieme contribuito a formare
quei cento rami suggeriti dal titolo e dall’immagine di copertina e che costituiscono
la trama del disegno realizzato dalle Pivenelsacco.

 

MUSICISTI E STRUMENTI:
Fabio Bonvicini – Piva emiliana, organetto diatonico, flauti, ocarina, bassetto, coro
Fabrizio Ferri – Piva emiliana
Ferdinando Gatti – Piva emiliana, chitarra, coro
Marco Mainini – Piva emiliana (solista in 2-3-11), canto
Gino Pennìca – Piva emiliana, coro
Alessandro Serafini – Piva emiliana, coro
Marcello Tioli – Piva emiliana, coro
Giovanni Tufano – Percussioni, campane, chitarra (in 8), coro
Fabio Vetro Piva emiliana (solista in 12) e cori
Con l’amichevole partecipazione di Francesco Benozzo (Arpa gotica e voce in Edi beo thu)
Beppe Acito (Pastorale remix)

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