ARAMIRE' COMPAGNIA DI MUSICA SALENTINA - Mazzate Pesanti

Codice prodotto RM501
Categoria CD
Marca Aramirè Edizioni
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CD con Sovracoperta e libretto di 36 Pagine Testi In Inglese - Data di Uscita: 2004 - Musica Popolare - Puglia - Salento

Tracklist

1. Ieri Sira  2:15

2. Fermate  4:25

3. Mazzate Pesanti  3:50

4. Carcire Ca Me Tiniti Carciratu  4:31

5. Scusati Signori

6. E Dimmi Dimmi  3:39

7. O Pillo Pillo Pì  6:48

8. Pizzica Per Adriano Sofri  7:12

9. Li Mestieri  2:56

10. La Tabaccara  3:50

11. Quandu Camini Tie  2:20

12. A Tricase Nu Se Canta Chiui  2:37

13. Nu Te La Pijare  3:28

14. Sta Strata  3:56

Dimenticate il Salento edulcorato tutto “ragni” e tamburelli, folcloristico e folclorizzato quel tanto che basta per ridurlo ad un luogo pittoresco buono per i turisti da ricordare con un souvenir. Dimenticate la musica popolare diventata un passe-partout per chi vuole suonare in notti di baldoria, che con l’ebbrezza di un ritmo solo esteriormente scimmiottato facciano scordare i problemi insoluti della regione, dalle discariche abusive all’abusivismo edilizio. Dimenticate certe manifestazioni dispendiose e colorate, che non servono a conservare in modo duraturo il patrimonio culturale salentino. Così si potrebbe riassumere il messaggio contenuto nel “materiale non tradizionale” proposto dagli Aramirè e nello specifico nella title-track del disco.
Questa compagnia, nata formalmente nel 1996 ma con grande esperienza alle spalle, trasforma infatti in innovazione la tradizione, presentando tutta la freschezza dello spirito più profondo che ha animato e anima la musica salentina e in particolare la pizzica, un tempo creduta rimedio per i tarantolati. Nel loro terzo album gli Aramirè ridonano infatti ai classici lo splendore senza tempo che la musica folk a qualunque latitudine racchiude in intrecci di canto e controcanto, vocalizzi e alchimie di note, e può dischiudere solo a chi si propone di studiarne e riproporne l’intrinseca magia. Nella malinconica “E dimmi dimmi”, ad esempio, il violino ha una disarmante bellezza senza confini geografici. Merita una menzione d’onore tra i canti popolari anche l’accorata “Carciri ca me tiniti carciratu”, che ben descrive la triste immobilità del tempo che è costretto a constatare chi è rinchiuso in prigione per la gioia dei suoi nemici.
Proprio di carcere torna a parlare “Pizzica per Adriano Sofri”; sono collocate al centro dell’album infatti, non solo metaforicamente, due lunghe ed elaborate canzoni che con “Mazzate pesanti” costituiscono un trittico di pezzi di forte e pungente attualità. “O pillo pillo pì” usa una musica tradizionale per protestare nel testo più che moderno contro le ingiustizie che in ogni tempo suscitano sommosse e per costruire un coraggioso e chiaro inno anti-berlusconiano, che non lesina anche una frecciata alla televisione più trash del momento e alla sua deprecabile influenza sugli spettatori. La pizzica dedicata all’ex leader di Lotta Continua, composta dalla voce degli Aramirè, il musicista Roberto Raheli, e dal fisarmonicista Roberto Corciulo, contiene stoccate evidenti al sistema giudiziario e legislativo dell’Italia, dove “fuori dal carcere ci sono i banditi a fare le leggi, leggi per tenere l’Italia sotto controllo”.
In questo disco insomma di “mazzate pesanti” ce ne sono per tutti. D’altra parte, la musica popolare autentica conserva un pizzico di spirito carnascialesco, allorché inanella mottetti sull’amore ma anche cerca di rovesciare ruoli e gerarchie, denunciando in un mesto sfogo liberatorio le pecche del malgoverno locale e nazionale; da sempre infatti essa mescola la rabbia della protesta sociale al canto di lavoro. Allora alla tradizionale “La tabbaccara” sul duro lavoro delle operaie dei tabacchifici, si può affiancare tranquillamente la nuova “A Tricase nu se canta chiui” di Raheli, che ricorda uno sciopero delle “tabacchine” repressa nel sangue nel 1935.
In questo disco dotato di tali e tanti contenuti non manca la perizia tecnica, che si rivela non solo in brani irresistibili dal ritmo forsennato all’insegna dei tamburelli, ma anche in struggenti o solari notevoli arpeggi di chitarra acustica. Suggestiva è poi la fisarmonica, artefice di atmosfere malinconiche in “Ieri sira” e nella pizzica per Sofri, che si conferma la canzone migliore del disco, un vero nuovo capolavoro salentino con i suoi tre distinti e differenti “movimenti” e il suo testo colmo di una speranza disperata nella giustizia, una speranza frutto di ideali messi a dura prova ma ancora e fino all’ultimo carichi di forza. Ambrosia J. S. Imbornone - www.mescalina.it

MUSICISTI:

Roberto Raheli: Voce, Armonica, Violino

Raffaele Passiante: Seconda Voce, Chitarra, Voce, Mandolino

Roberto Corciulo: Fisarmonica

Stefania Morciano: Tamburello, Coro, Voce

Samuele Tommasi: Tamburello

Mauro Toma: Chitarra

 

BIOGRAFIA

Il gruppo Aramirè nasce nel 1996 immediatamente dopo lo scioglimento del Canzoniere di Terra d'Otranto. Dell'ensemble precedente restano tre componenti: Roberto Raheli (voce, chitarra e flauto, con gli Aramirè incaricato anche dell'armonica a bocca e del violino), Alessandro Girasoli (fisarmonica e voce) e Luigi Chiriatti (voce e tamburello). Il progetto Aramirè guarda alla musica popolare salentina in maniera più ampia rispetto al resto del movimento che nel frattempo si sta creando, difatti alterna all'attività musicale anche quella di ripubblicazione o pubblicazione su formato digitale di "documenti originali" frutto di "registrazioni sul campo", in prevalenza tratte dall'archivio di Luigi Chiriatti. Il primo disco pubblicato dalle Edizioni Aramirè è "Opillopillopì" dove vengono riletti nove brani della tradizione salentina, prevalentemente ripresi da fonti storiche: "La cesarina" (nota anche come "Le carceri de Lecce) viene ripresa dal primo vinile del Canzoniere Grecanico Salentino dal titolo "Canti della Grecia salentina e di terra d'Otranto" (Fonit Cetra, 1977); "Diaviche" è uno stornello in grico interpretato da Luigi Chiriatti e tra gli altri inciso in "registrazione originale" da Giovanna Marini; "Pizzicarella" e "Nazzu nazzu" vengono direttamente dai due vinili incisi da Brizio Montinaro per la Albatros dal titolo "Musiche e canti popolari del Salento". Dall'archivio personale di Chiriatti, inoltre, vengono anche la "Pizzica degli Ucci", eseguita sui modi del gruppo di anziani di Cutrofiano ed "Aramirè" filastrocca da cui viene preso il nome del gruppo. Sin dal primo cd c'è un approccio rispettoso ma comunque libero alla tradizione, a dimostrazione di ciò si possono citare due esempi: la sesta traccia del cd è una "Pizzica con flauto", variazione d'autore sui giri melodici della tipica "indiavolata" di Luigi Stifani, musicoterapeuta di Nardò (LE) immortalato tra gli altri da Ernesto de Martino nel suo "La terra del rimorso" (Il saggiatore 1961). Dal punto di vista testuale si può citare l'ultima strofa di "Aramirè", dove, nel riepilogare tutti gli strumenti che si sono sentiti nel brano e più in generale quelli usati dal gruppo Raheli canta: "Alla fera de Mesciu Andrè m'aggiu cattatu lu violinu zizi lu violinu, firifiì lu fischiettu...".Alle edizioni Aramirè va riconosciuto il merito di aver pubblicato i materiali originali più importanti per quanto riguarda la zona basso-salentina: del loro catalogo conviene almeno citare "Bona sera a quista casa" (1999, dedicato agli Ucci di Cutrofiano), "Io al santo ci credo" (dedicato a Luigi Stifani), "Canto d'amore" (dedicato alla tradizione grica), "Il salento di Giovanna Marini" (dedicato da una parte ad una selezione di registrazioni effettuate dalla cantante romana in provincia di Lecce, dall'altra alle sue riproposizioni di quei canti sia in disco che in concerto).l'attività vera e propria del gruppo musicale prosegue nel 2001 con "Sud est", disco che vede la co-produzione della toscana Arroyo records e la distribuzione nazionale della Venus. Il cd contiene, oltre ad alcuni classici, in qualche caso reincisi dopo essere già stati presenti nella track list di "Opillopillopì" ("Fimmene fimmene" e "lu rusciu de lu mare") brani meno noti del repertorio salentino nonché alcuni inediti, primo fra tutti "Pinnaponna", tarantelluccia scherzosa ispirata alle grida dei venditori ambulanti. Il disco segna per il gruppo un balzo in avanti nella consapevolezza delle proprie possibilità espressive ed un ulteriore passo verso quella "terza via" che l'ensemble perseguirà sino al suo definitivo scioglimento. La riproposta non è fatta "a ricalco", come si potrebbe pensare, ma bensì con estrema naturalezza e raffinatezza: basta sentire le tracce a cappella, tutte riprese dal repertorio degli Ucci. Notevolissima è la "Pizzica con violino", al modo di Luigi Stifani, che permette di mettere in luce una delle numerose collaborazioni (Da Cesare dell'Anna agli Opa Cupa) che impreziosiscono il cd, quella di Mario Salvi all'organetto.L'ultimo episodio discografico del gruppo a nome proprio si ha nel 2004 con il cd "Mazzate pesanti", in precedenza c'è la versione "aggiornata" di "opillopillopì" registrata per il disco "Vent'anni e più di..." del circolo Gianni Bosio di Roma, ripresa anche da Vincenzo Santoro nel cd allegato al suo pregevole e fondamentale libro "Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina" edito dalla Squilibri di Roma nel 2009. Per quanto concerne "Mazzate pesanti" è un disco dove si sperimenta, con risultati variabili, la convivenza di brani della tradizione con "nuova-vecchia musica salentina", ossia nuove composizioni create sui canoni della tradizione. La tematica prevalente delle nuove composizioni è la politica ma c'è anche spazio per brani sentimentali di valore come "Fermate". Il gruppo negli anni ha svolto numerosi concerti sia in Italia che all'estero, culminati con l'esibizione alla Carnegie Hall del 19 gennaio 2007.

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