AVLEDDHA - Ofidèa

Codice prodotto RM1109
Categoria CD
Marca AnimaMundi
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CD In Cartonato 2 Ante con Libretto di 36 Pagine - Data di Uscita: 2007- Musica Popolare - Puglia - Salento


TRACKLIST
1. Quiddhu ca Volìa 5:47
2. I Màghissa 4:56
3. Ofidèa 4:50
4. Inno 6:20
5. Fuddha Dulìa ce Cannò 5:22
6. Canzone sporca 4:28
7. Travudàci Atsilò 5:49
8. Io Zappatore Sono 5:07
9. Lòja Jà Sena 5:35
10. Fiuri de San Martinu 5:59
11. Lòja Jà Sena (Stefano Miele Remix) 6:12


“Ofidèa”:Perché il titolo di un brano presente nell’ultima nostra “fatica” ci è sembrato anche il modo più appropriato per coagulare in un “logo” i significati espressi?Così come Odissèa è la narrazione delle gesta di Ulisse, Ofidèa racconta le vicissitudini di Ofis (dal greco: serpente), e il brano a cui dà il titolo (scritto da Gianni De Santis), parla, per l’appunto, di uno degli òfidi più diffusi del Salento: la sacàra (cervone). Questo rettile, oggetto di ingiustificati pregiudizi, è stato per secoli, e purtroppo ancora oggi, vittima di una vera e propria persecuzione che lo ha portato alla quasi estinzione. L’ignoranza popolare gli ha falsamente attribuito, tra l’altro, un morso talmente velenoso da seccare perfino gli alberi. In realtà, la sacàra, non solo è assolutamente innocua, ma, a differenza di altri rettili, non è neanche mordace ed è, peraltro, utilissima alla campagna essendo un predatore di roditori che notoriamente danneggiano le colture.Si sa, qualsiasi pregiudizio è figlio dell’ignoranza, quella stessa ignoranza che qui nel Salento ha contribuito alla quasi estinzione della lingua grika.In passato, gli abitanti dei paesi adiacenti l’area della Grecìa Salentina, apostrofavano i griki con disprezzo e diffidenza, e alla stregua dei serpenti: “gente con due lingue”, poiché il bilinguismo di questi ultimi presagiva a ingannevoli, quanto inesistenti, raggiri. A lungo andare, e insieme ad altre cause, delle quali mi astengo dal parlarne in questa sede visto la vastità dell’argomento, questo atteggiamento ha contribuito, nel nome e nella necessità di una più civile convivenza, al lento abbandono del griko da parte dei suoi parlanti.Le analoghe vicissitudini, in qualche modo, identificano la cultura grika alla sacàra; la sua lingua cosiddetta “biforcuta”, ci riporta idealmente al bilinguismo griko. Ed ecco “Ofidèa”, in cui, questa natura bilingue, come bilingue lo fu per nascita la cultura bizantina da cui discendiamo, viene espressa nel dialetto romanzo e nel griko dei dieci brani che unitamente costituiscono questa raccolta musicale, a sottolineare la ambivalente e nello stesso tempo inscindibile anima linguistica della cultura grika.Dal punto di vista musicale, “Ofidèa” è un progetto diverso dai precedenti Cd di Avleddha(Otranto – 1999/ Senza Frontiere – 2002), laddove gli arrangiamenti delle canzoni nascevano dall’interazione, sul campo di prova, fra strumentisti di varia estrazione musicale, determinando, di conseguenza, un prodotto, per così dire, “meticcio” e, anche per questo, assolutamente interessante. Questo Cd, musicalmente, è figlio di una mia personale esperienza compositiva che mi vede, nel 2004, impegnato nella sonorizzazione di un film muto (La Terra – regia A. Dovzhenko - Urss 1930), commissionatami dal “Festival Images ‘04” (Vevey – Svizzera), in cui, per la prima volta, mi trovo a dialogare con la poesia dell’immagine, ma soprattutto, per la prima volta, mi trovo alle prese con la composizione di un’intera partitura strumentale. La buona riuscita di questa operazione artistica, mi ha indotto a riproporre questa esperienza, per me straordinaria, dentro il progetto Avleddha, rinunciando così a un prodotto dalla intrigante connotazione “apolide”, a favore di un’unica regia identitaria, spero altrettanto interessante.In questo lavoro, l’antica funzionalità dello “spazio alla voce”, che prevede, sul canto, un accompagnamento “discreto” da parte degli strumenti, è spesso sostituita dal contrappunto tra questi ultimi e lo stesso canto. Ciò potrebbe obbligare a un ascolto più impegnativo da parte del fruitore. D’altra parte, l’originalità e la ricercatezza sono sempre stati dei punti di forza della musica di Avleddha proprio in virtù della maggiore attenzione che un ascolto poco prevedibile e per niente scontato impone. Ma la musica è soprattutto emozione, piacere sensoriale, e questo, a prescindere da ogni considerazione, è una giusta aspettativa che non è nelle nostre intenzioni disattendere.Certamente, e qui Ofidèa non sarà diverso dai precedenti, questo Cd sarà foriero di approvazioni incondizionate e di critiche sferzanti da parte degli “addetti ai lavori”. Ma chi ha la pretesa di fare arte, di comunicare qualche nuova emozione, questa è un’opportunità da cogliere, un rischio da correre.  Rocco De Santis

BIOGRAFIA

Il progetto Avleddha è un’idea che parte da lontano e segue, in termini contemporanei, quello che per secoli è stata la tradizione musicale salentina; tradizione intesa come continuità. Di “avleddhe”, i centri storici della Grecìa Salentina ne sono disseminati. Questi piccoli cortili, spazi antistanti a una o più abitazioni, in passato erano i depositari di esperienze condivise, di emozioni vissute, di novità raccolte, che qui avevano il tempo e la giusta dimensione  per poter decantare e diventare, così, bagaglio di memoria e cultura.

Avleddha nasce nei primi anni ‘90, quando ormai il villaggio è diventato “Villaggio Globale”. Le premesse sono le stesse di sempre; gli orizzonti si sono enormemente allargati. I fratelli Gianni e Rocco De Santis, già figli del poeta grico Cesare De Santis, sanno che una cultura, per definirsi viva, deve avere la capacità di esprimersi e dialogare con la contemporaneità. Ognuno che sia consapevole e forte delle sue radici, deve contribuire, usando i propri mezzi a disposizione, perché ciò sia possibile. Ed ecco l’endecasillabo, che nella tradizione grica si è sempre espresso in termini altamente poetici, riprendere vita attraverso nuove tematiche, trasportato da melodie le cui radici affondano saldamente nella terra rossa salentina, ma il cui fusto, le cui ramificazioni, vanno a conquistare nuovi spazi armonici, sonorità altre. Un percorso, quello di Avleddha, che comincia con lo storico, quanto “tavernistico”, quartetto di voci con accompagnamento di solo chitarra, formato da Gianni e Rocco De Santis, Mario Spagna e Teodoro Foggetti. Mitiche le serate al Mocambo; suggestivi gli spettacoli all’aperto. Un periodo assolutamente creativo, in cui, l’ispirazione poetica e musicale ha modo di affinarsi, dopo essersi sfogata negli sconfinati spazi che una dimensione tale, priva di schemi e votata al convivio, offre. Purtroppo di quel periodo non rimangono che poche registrazioni su audiocassetta, peraltro non proprio fedelissime.


L’esigenza di conquistare nuovi spazi, sia espressivi, che comunicativi, segna l’ingresso in Avleddha del chitarrista Dario Marti, del bassista Roberto Lezzi, del fisarmonicista Nicola Gennachi e del percussionista Giuseppe Ciancia. Mario Spagna e Teodoro Foggetti  avranno così modo di dedicarsi esclusivamente al teatro, altro settore di cui il gruppo si occupa, per il quale i due amici sono più inclini. Attraverso questo nuovo ensemble, costituito da musicisti di diversa estrazione, Avleddha ha modo di esplorare nuove sonorità e, di conseguenza, determinare un prodotto estremamente interessante proprio in virtù della varietà di esperienze che in esso convergono e si amalgamano. Dopo un lungo rodaggio, passando attraverso serate nei pub, concerti di piazza e partecipazioni in vari festival locali, nazionali ed internazionali, tra cui, per la singolarità dell’esperienza umana ed artistica maturata in un contesto ricco di significati, ricordiamo il  “Babilon Festival” (Iraq 1998),  la band registra e pubblica nel 1999 il suo primo Cd dal titolo “Otranto”. Qui Avleddha, attraverso dieci brani (nove in lingua grica e uno in italiano), vuole fortemente affermare la propria appartenenza  a una cultura, quella grica, strettamente legata a un territorio e alla sua storia, la Terra d’Otranto. Avleddha, all’epoca tra i pochi esempi di musica salentina contemporanea, fa scuola e diventa uno dei gruppi più rappresentativi della Terra d’Otranto, partecipando, peraltro, a quasi tutte le edizioni del festival “Notte della Taranta” . In Questo contesto nasce la collaborazione col musicista Piero Milesi con “Ijo pucanè”, testo in grico di Gianni De Santis  su musica dello stesso Milesi.

 

Il 2002 è l’anno di “Senza frontiere”, secondo cd di Avleddha. Già dal titolo si evince la volontà di sentirsi parte di un progetto universale. In effetti, l’ingresso nella formazione del batterista Tonino Friolo, determinerà un sound dalla spinta ritmica più decisa, quasi a forzare, simbolicamente, le barriere culturali che relegano il Salento al ruolo di riserva folcloristica del turismo estivo. Inoltre, l’importante collaborazione con la violinista ginevrina Constance Frei, di cui la band si avvale per questo lavoro, sancisce i significati insiti in “Senza frontiere”, donando al cd quel tocco di grande tradizione mitteleuropea, con le due perle: “To lurì” e “Ce meni statti”, e apre a nuovi contatti con l’ambiente musicale svizzero che per il cammino artistico di Avleddha saranno fondamentali.

 

Dopo un periodo di esperienze autonome e diversificate, i fratelli De Santis, si rimettono al lavoro per allestire quello che sarà il terzo cd di Avleddha, “Ofidèa” . Se in “Otranto” si voleva fortemente affermare la propria identità grica, e in “Senza frontiere” si era alla ricerca dell’universalità, in fuga dal localismo, in “Ofidèa” si rafforzano le provocazioni innescate nei primi due cd, facendole convergere. Anche qui l’identità grica viene messa in risalto; un’identità peculiare, in quanto bilingue; simbolicamente universale nel far convivere due diverse culture: quella greca e quella latina. In effetti la scaletta del cd prevede, in egual modo, sia testi in grico che testi in dialetto romanzo, ovvero le due componenti che costituiscono il bilinguismo greco-salentino. Anche musicalmente “Ofidèa” vuole essere terra d’incontro. Attraverso la ricercatezza degli arrangiamenti ideati da Rocco De Santis, qui il genere popolare diventa, se vogliamo, popolare “colto”, con la possibilità che un’espressione che nasce in un contesto strettamente legato alla cultura della terra, sia, allo stesso tempo, fruibile anche in ambienti musicalmente più raffinati. Forse una possibilità in più per rompere con la subalternità a cui una cultura minoritaria, come quella grica, è da sempre soggetta nei riguardi  della  “Magna ufficialità”.

 

Certamente, il cammino artistico di Avleddha, dal surreale quartetto di voci dei primi anni ‘90, al raffinato “Ofidèa” dei nostri giorni, è un percorso in continua evoluzione, alla ricerca di linguaggi sempre nuovi; che si trovano strada facendo; che si usano all’occorrenza. Che siano lo strumento di oggi, ma che abbiano una fruibilità senza tempo, così come sta nelle premesse dell’Arte. Premesse che, come nel caso di Avleddha, non si può avere la velleità di poter sempre rispettare; e che rispettate o no, nel caso di Avleddha viaggiano trasportate soprattutto dal logos grico, una lingua compresa ormai da pochi, ma che nella sua incomprensibilità ha in sé il senso dell’universalità, laddove l’emozione non ha bisogno di essere capita, ma sentita.



Musicisti:

Rocco De Santis: Voce - Chitarra

Gianni De Santis: Voce

Nadia Martina: Voce

Giuseppe Giannuzzi: Violino

Rocco Nigro: Fisarmonica

Stefania Fracasso: Basso

Pino Basile: Percussioni

Giuseppe Ciancia: Percussioni


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