MARCO CANTINI - La Febbre Incendiaria

Codice prodotto RM1504
Categoria CD
Marca RadiciMusic Records
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Digipack 3 ante, carta artistica speciale - Libretto di 20 pagine F.to 12x13,5 - Data di Uscita: 15/10/2018 - Musica D'Autore -Toscana - CD

 TRACKLIST

1. Ida In Lotta  4:42

2. Manonera  5:07

3. Un Figlio  4:23

4. Classe Operaia  5:31

5. Classe Borghese  4:32

6. L'Anarchia  5:15

7. Anaciclosi  5:06

8. Il Potere  4:03

9. L'Orrore  4:44

10. Luglio '43  5:16

11. Ceteri Desunt  2:16

12. Nel Rifugio, L'Idea  4:35

13. Dell'Inizio e La Fine  4:28

14. La Storia

La febbre incendiaria è il mio personale omaggio, sentito e appassionato, ad Elsa Morante: un concept  album - dopo Siamo noi quelli che aspettavamo - liberamente ispirato da La Storia, il suo romanzo di maggior successo uscito nel 1974.

Già a partire dal diciassettesimo secolo - con Claudio Monteverdi  che comprese le potenzialità musicali della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso - la musica ha attinto dalle grandi capacità espressive della letteratura: arti dizigote che spesso si sono combinate insieme. Penso ai cantacronache negli anni ’50, al fondamentale apporto datogli dai testi di poeti quali Bertolt Brecht, e ai grandi Cantautori che restano per il sottoscritto insostituibili punti di riferimento: Fabrizio De Andrè con La buona novella e Non al denaro, non all’amore né al cielo, due album capolavoro rispettivamente tratti dai Vangeli apocrifi e dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master. Senza dimenticare il teatro-canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, ispirato dai modelli di Jean-Paul Sartre o Jorge Luis Borges, e agli innumerevoli esempi di altri smisurati Artisti - dalle ispirate coscienze libresche che negli anni ’70 raggiunsero il loro climax creativo - come Francesco Guccini, Claudio Lolli e Francesco De Gregori.

C’è un filo conduttore che lega il mio precedente concept Siamo noi quelli che aspettavamo - che attraverso il sogno di un professore tratteggiava i movimenti studenteschi e le avanguardie artistiche del ’77 bolognese e non solo - a La febbre incendiaria: la memoria mai fine a se stessa, le vite di personaggi sui quali fa da cornice la storia ufficiale dei fatti; quelle stesse vite, campioni di un meccanismo universale, stritolate nell’ingranaggio della Storia produttrice di morte: ergo il loro morire - come sottolineava Pasolini nel 1974 a proposito dell’opera morantiana - ha un’evidente funzione preordinata.

I fatti storici sono ancora una volta il comune denominatore. Ma stavolta la macchina del tempo conduce l’ascoltatore a Roma, al culmine di “un punto di orrore definitivo” (così Elsa Morante definì il ventesimo secolo), durante gli anni dell’ultimo conflitto bellico e nell’immediato dopoguerra: nella Storia con la S maiuscola - subita e non richiesta da milioni di vite - che innestò vicende che continuarono a premere sui sopravvissuti anche negli anni successivi, come l’effetto di un disastroso fungo atomico.

L’urgenza è stata quella di continuare a narrare le vite dei vinti, le storie degli altri che ci appartengono, facendo mie le stesse priorità della grande scrittrice nel 1974: recuperare una coscienza sociale e civile, schierandomi contro il sistema della sopraffazione, contro un potere capace da sempre - oggi come allora - di annientare quelle vittime che hanno la “sola e unica colpa di essere nate”, indagando e fissando un punto di vista sul nostro passato sociale e politico: in questo, prolungando un discorso interrotto dal precedente album.

Grazie al prezioso supporto nella produzione artistica di Gianfilippo Boni - musicista e cantautore di rara sensibilità e capacità, al quale ancora una volta devo moltissimo - e ad una squadra consolidata e affiatata di straordinari musicisti come Lele Fontana, Lorenzo Forti, Riccardo Galardini, Claudio Giovagnoli, Francesco “Fry” Moneti e Fabrizio Morganti (con i quali durante le prove sono nati gli arrangiamenti) è stato possibile realizzare questo album, registrato in gran parte in presa diretta - come si faceva negli anni ’70 - presso il SoundClinic Studio@Larione 10 di Firenze. Ai suddetti musicisti si aggiunge nella collaborazione artistica Alessandro Camiciottoli, letterato che per me resta un fondamentale consigliere ed un inestimabile amico, e gli altri preziosi compagni di viaggio - musicisti, artisti e cantanti - che hanno dato in sovraincisione il loro apporto: Roberto Beneventi, Andrea Beninati, Serena Benvenuti, Nicola Cellai, Silvia Conti, Stefano Disegni, Tiziano Mazzoni, Nicola Pecci, Valentina Reggio, Marco Rovelli, Claudia Sala, Gabriele Savarese e Riccardo Tesi.

In conclusione, riprendendo la citazione di una lettera dal carcere di Antonio Gramsci - che la scrittrice chiama in causa alla fine del libro come Matricola n. 7047 della Casa Penale di Turi - mi auguro che questo disco possa essere un seme capace di non fallire e germogliare, in chi vorrà ascoltare, un fiore e non un’erbaccia.

A tutti voi, buon ascolto.

Marco Cantini

MUSICISTI:

Marco Cantini: Voce, Chitarra Acustica

Valentina Reggio: Voce

Silvia Conti: Voce

Tiziano Mazzoni: Voce

Nicola Pecci: Voce

Marco Rovelli: Voce

Serena Benvenuti: Voce

Claudia Sala: Voce

Riccardo Galardini: Chitarra Elettrica, Chitarra Acustica, Chitarra Classica

Lele Fontana: Hammond, Piano

Gianfilippo Boni: Piano

Francesco "Fry" Moneti: Violino, Mandolino

Lorenzo Forti:Basso Elettrico

Roberto Benvenuti: Fisarmonica

Nicola Cellai: Tromba

Riccardo Tesi: Organetto Diatonico

Fabrizio Morganti: Batteria

Claudio Giovagnoli: Sax Tenore, Sax Contralto, Flauto Traverso

Gabriele Savarese: Violino

Andrea Beninati:Violoncello

Stefano Disegni: Armonica

 

 

 

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